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Regione Campania
Il territorio

La Campania, regione dell’Italia meridionale, si estende per circa 13,594 kmq, confina ad Ovest con il Mar Tirreno, a Nord con Lazio, Abruzzo e Molise, ad Est con la Puglia, a Sud con la Basilicata.

Il Mar Tirreno bagna la Campania per circa 430 km, comprese le isole di Ischia , Procida, Capri. Le coste, che vanno dalla foce del Garigliano alla Baia di Sapri (Golfo di Policastro), danno luogo a tre grandi insenature: il Golfo di Gaeta, Napoli e Salerno.

La costa è normalmente pianeggiante, dunosa, ma con zone rocciose presenti sulla costiera cilentana ed amalfitana.

Il territorio è rappresentato per un 40% da zone collinose, un 40% da zone montuose e per un 20% da pianura. Tra le cime montuose più importanti: il Monte Matese (2050 mt), i Monti del Sannio, i Monti dell’Irpinia, i Monti Picentini ed i Monti Lattari della penisola sorrentina.
Esistono inoltre due vulcani: il Vesuvio (1277 mt.) ed il Vulcano di Roccamonfina in provincia di Caserta.

I corsi d’acqua più importanti sono: il fiume Volturno con il suo affluente Calore, il Sele con il suo affluente Tanagro ed il Calore Lugano; vi sono anche sorgenti che danno origine a fiumi che si riversano poi nell’Adriatico, fra cui l’Ofanto, oltre a numerose sorgenti sotterraneee anche di natura carsica.

I laghi
Il territorio consta la presenza di piccoli laghi: il Lago d’Averno ed il Fusaro, ambedue di origine vulcanica, ed il Lago Matese di origine carsica.

Il clima
Il clima è decisamente mite, raggiungendo solo per brevissimi periodi in ciascuna stagione punte massime e minime di temperatura. La media passa dai 16 – 17 gradi in pianura e sulla costa, agli 8-10 gradi delle zone più alte. Sulla costa si gode anche di una costante e gradevole ventilazione che rende sconosciuta la nebbia e contiene i livelli di umidità. Le piogge sono piuttosto abbondanti sui rilievi e ben distribuite nell’arco dell’anno in pianura e in collina.

Attività economiche
La regione Campania, sotto l’aspetto dello sviluppo sul territorio, si può dividere teoricamente in due ampie zone:
una zona interna, che definiamo A, (alto casertano, provincia di Avellino, provincia di Benevento e parte del territorio interno della provincia di Salerno) in cui le attività principali sono rappresentate soprattutto dal commercio, agricoltura, artigianato e servizi, e poche industrie di piccole dimensioni;
una zona, che definiamo B, prevalentemente a ridosso della zona costiera (buona parte della provincia di Napoli, parte del territorio della provincia di Caserta, parte del territorio della provincia di Salerno, e Solofra della provincia di Avellino) in cui, oltre alle attività commerciali, artigianali e di servizi, sono sorte vere e proprie aree industriali con notevole concentrazione di aziende di medie-grosse dimensioni.
All’inizio degli anni ‘60 l’attività economica della regione ha avuto notevole impulso.
Nella zona A si sviluppava prevalentemente l’agricoltura attraverso la "piccola proprietà contadina", istituita con apposita legge, potendo in tal modo beneficiare di interventi finanziari del Governo per lo sviluppo rurale (coltivazioni di cereali, frutta ed ortaggi), della zootecnia per allevamento di animali da carne e latte (tra questi in particolare l’allevamento della bufala per la produzione di mozzarella e prodotti derivati); sul territorio venivano altresì realizzate una serie di opere ( canali di bonifica della valle del Volturno, del Sannio-alifano, della valle del Sele ) per l’irrigazione dei fondi agricoli.
In tale processo di sviluppo produttivo molti degli abitanti trovavano occupazione in aree locali, in organizzazioni di attività prevalentemente a carattere familiare, altri cercavano lavoro nel settore del pubblico impiego sia sul territorio locale che emigrando in altre regioni del Nord Italia, alla ricerca ambita del "posto fisso", altri ancora, invece, emigravano all’Estero trasferendo gradualmente tutto il loro nucleo familiare.
Più facile invece si presentava l’opportunità di lavoro nell’area B, ove, potendo beneficiare di contributi finanziari attraverso la Cassa del Mezzogiorno (istituto di credito meridionale istituito dallo Stato per finaziare l’avvio o ammodernamento delle imprese), si sviluppavano diversi posti di lavoro, assorbendo in più di qualche caso, anche persone solitamente dedite all’agricoltura. Settori di grande sviluppo sono stati: le acciaierie (ex ItalSider di Napoli - Bagnoli), la cantieristica navale, le industrie di materiali da costruzione (cementifici, ferriere e laterizi), i trasporti (Ansaldo Trasporti, AlfaSud), raffinerie, nonchè una serie di industrie di trasformazione di prodotti (conserviere, latticino-casearie, molini e pastifici, mangimifici ed altre).
Nella prima fase di sviluppo, dagli anni ‘50 e fino agli anni ‘70, forse migliori risorse di vita economica ha avuto la popolazione campana che risiedeva e lavorava nelle aree più ad intenso sviluppo industriale, potendo disporre di un reddito certo e vivere un tenore di vita migliore, più stabile e di più facile programmazione.
Contrariamente, chi viveva in zone a prevalente attivit< agricola, poteva contare su scarse certezze di reddito, pur impiegando un numero superiore di ore di lavoro rispetto all’operaio di fabbrica, tanto che una certa sfiducia invadeva il lavoratore, fino a portarlo a cercare altre soluzioni in altre zone, regioni o all’Estero, raggiungendo in quest’ultimo caso parenti già emigrati da molti anni. Iniziava pertanto una massiccia fuga dalle campagne e da quei piccoli centri ove le opportunità di lavoro erano scarsissime, mentre si avvertiva comunque l’onda del consumismo delle città. In seguito, tale fuga in parte si è arrestata a causa della crisi che ha colpito il settore industriale in generale che non consentiva l’assorbimento di nuova mano d’opera.
L’evoluzione dei tempi e tanti altri eventi nazionali ed internazionali hanno fatto riscoprire certi ruoli e certe risorse del territorio nazionale e, in particolare, di quello della Campania, per cui oggi gli abitanti della zona A conducono un livello di vita, per vivibilità ambientale e risorse del territorio, sicuramente migliore di quelli della Zona B, ove tra crisi industriale, sovraffollamento abitativo e carenze infrastrutturali si sono insediate una serie di problematiche urbanistiche, sociali ed economiche.
Oltre quindi alla trasformazione industriale o riconversione del territorio regionale sembra necessario ed indispensabile ampliare, integrare, riscoprire le risorse esistenti che sono proprie del territorio. La riscoperta dell’agricoltura con i suoi prodotti tipici di altissimo pregio, l’enogastronomia, la cultura popolare ed il calore umano tipico anch’esso della regione campana, i paesaggi unici ed incontaminati sia sul mare, in montagna come in pianura, unitamente al patrimonio storico, artistico e religioso, immenso e meraviglioso che tutto il mondo ci invidia, rappresentano il percorso da seguire per una ripresa economica della realtà regionale campana e dell’Italia in generale.
Questo patrimonio si può conservare e sviluppare mediante una politica di marketing territoriale ed una comunicazione globale rivolte ad accrescere l’offerta di un turismo culturale ed enogastronomico, accompagnato da una valida riorganizzazione dei servizi e da una sana politica di contenimento dei prezzi.



 

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