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Città di Caserta
Cenni storici

La storia di Caserta, oggi situata in pianura alle pendici di quella zona collinosa che ha all’apice il monte Tifata, ha inizio sul fianco del monte, dove ancora esiste un minuscolo borgo medioevale chiamato "Caserta vecchia" per distinguerlo dal centro urbano attuale.
La sua origine potrebbe risalire all’antichissima "Saticula" ma secondo tesi più recenti, sembra accertato invece che questa fosse nei pressi di Sant’Agata dei Goti. Sul luogo dove fu edificata Caserta Vecchia esistevano templi dedicati a Giove e a Diana dei quali furono trovati i resti, oltre a molto materiale dell’epoca romana che potrebbe provenire dall’antica "Galatia", che fu impiegato nella costruzione del piccolo centro medioevale.
Si può senz’altro ritenere che qui sorgesse, nel periodo longobardo, un nucleo urbano nel quale già nell’861 si professava il culto di Michele Arcangelo, di cui ancora oggi viene festeggiata ogni anno in Settembre una caratteristica rappresentazione sacra, cioè il passaggio dalla Terra al Cielo.

Le prime notizie certe sull’origine di Caserta si hanno con la dominazione di Benevento da parte dei Longobardi e con l’occupazione di Capua intorno all’anno 594.
Nell’860 sul territorio di Caserta vecchia, esisteva una "Casa Irta" il cui Signore era un certo Pandone il Rapace.

La città divenne Sede Vescovile nel IX secolo e solo nel secolo successivo venne costruita una chiesetta per il culto dell’Arcangelo Michele sulla quale venne poi costruita la Cattedrale. Fino al XII secolo la storia di Caserta fa parte di quella della Contea di Capua, divisa fra i parenti di Pandone, fino a quando sotto le mura di Capua si accesero lotte acerrime fra i Longobardi di Benevento, di Salerno e i Greci di Puglia.
Dai documenti dell’epoca si apprende che alla fine del secolo XI Caserta fu dominata da Conti normanni e fra la fine del secolo XI e l’inizio del XII ebbe inizio la costruzione dell’Abazia Cassinese di S.Pietro ad Montes proprio sulle rovine del tempio dedicato a Giove. Agli inizi del XII sec., sotto il vescovado di Rainulfo fu iniziato il Duomo (come sostengono eminenti storici come il Daniele, il Felici, il Laudando ed il Tescione) mentre andava sempre più affermandosi il culto per S. Michele Arcangelo.

Intanto sorgevano altre chiese come quella di Sant’Andrea, di cui è visibile ancora qualche rudere, quella di Santa Maria oggi dedicata alla Vergine Immacolata, la quale tuttora conserva il campanile del 1118, oltre a casali vari dislocati lungo

le pendici del monte e nella pianura tra Sant’Euleterio, Aldifreda, Falciano e Torre, cioè la zona su cui sorge l’odierna Caserta. In sintesi, fino all’avvento di Ruggiero, divenuto re di Napoli e Sicilia, quando questi concesse la Contea del territorio di Caserta a Roberto Conte di Lauro e dopo di lui al figlio Ruggiero, Conte di Tricarico e poi di Marsico e di San Severino, la storia di Caserta non è facilmente ricostruibile.
Di certo si sa che fu governata da una lunga serie di Signori anche per brevissimi periodi. Roberto fu personaggio di grande rilievo tanto che il suo dominio si ampliò con feudi in Puglia ceduti da Guglielmo II e fu il capostipite di una delle più potenti dinastie feudali del Regno di Sicilia.
Si susseguirono lotte fra la città di Caserta e Terra di Lavoro (l’attuale provincia di Caserta), che videro contrapposti Tancredi Conte di Lecce, Gran Connestabile, Giustiziere di Puglia e di Terra di Lavoro ed Enrico VI, consorte di Costanza, figliola di Ruggiero II.
A seguito di questo periodo Caserta fu occupata prima dall’esercito di Enrico VI e successivamente da un altro esercito tedesco comandato da Bertoldo di Kunigsberg.


Intanto i Conti di Caserta si alleavano con quest’ultimo sicchè Tancredi, radunato un esercito in Puglia, dovette tornare alla conquista di Terra di Lavoro. Dopo la morte di Tancredi, tentarono di impossessarsi della Contea di Caserta alcuni baroni capeggiati da Diopoldo, nonostante Innocenzo III inveisse contro di loro; ma alla fine Diopoldo fu catturato.
Nel frattempo, i casali circostanti si popolavano, gli studi venivano incrementati e da alcuni documenti risulta che già nella seconda metà del secolo XIII gli scrittori di quel periodo si riunivano sotto la guida del Vescovo. La Cattedrale veniva ultimata nel 1153 e la vita della Contea cominciava a godere di una certa tranquillità.
La Sede Vescovile era invece in preda ad una certa inquietitudine, tanto che Onorio III nel 1221 fu costretto a sostituire il Vescovo Girolamo. Occorre ricordare che la Cattedra Episcopale casertana costituisce una parte importante della vita della città perché in diversi periodi ne era stata il fulcro principale.
In quell’epoca i Conti al potere, fecero larghe concessioni sia all’Episcopato che ad altre Chiese rinunciando spesso anche ai tributi che erano loro dovuti. Tra il Conte di Caserta e Federico II sorsero alcuni dissidi e quest’ultimo, convocato a Palermo il potente feudatario, con la scusa di dover organizzare una lotta contro i Saraceni, lo fece invece arrestare insieme ai Conti di Fonti e Tricarico.

Successivamente, per intercessione del futuro Pontefice Onorio III, il Conte di Caserta potè riottenere la libertà lasciando però in ostaggio una parte della sua famiglia.
Dopo la morte dell’Imperatore, nel 1250, Innocenzo IV fomentò alcune rivolte nel Regno di Sicilia, ma il Conte di Caserta, mostrandosi ligio al Papa, riuscì a mantenere la sua contea e a farsi accreditare presso il Legato pontificio.

Divenne così amico anche del nuovo Pontefice Alessandro IV dal quale ottenne ulteriori concessioni. Nel 1263, Urbano IV, progettando un trattato con Carlo D'Angiò, prometteva al Conte di Caserta l’investitura di Re del Regno a patto che rimanessero alla Chiesa alcune Contee fra cui quella di Caserta.
Intanto, Carlo D’Angiò invadeva il Regno di Sicilia combattendo contro l’esercito svevo condotto dal Conte Riccardo, Capitano Generale; nel corso di tali avvenimenti veniva rinvenuto il cadavere di Manfredi morto nella battaglia di Benevento. Nel 1267, anche il Conte Riccardo moriva e con lui scompariva una delle maggiori figure dell’epoca, nonché il ramo di Lauro della famiglia San Severino che aveva tenuto la Contea fin dal tempo di Ruggiero il Normanno.
Carlo D’Angiò, venuto a conoscenza di rivolte a lui contrarie in Terra di Lavoro e specialmente in Aversa dove Corradello, figlio di Riccardo aveva la sua contea, relegò il Conte stesso a Canosa e poi in Castel del Monte.

Nel 1306 Corradello fu liberato da Carlo II ma, nel frattempo, alcuni suoi feudi erano stati assegnati a vari Baroni che si erano schierati con la casa angioina, mentre la sua Contea era stata devoluta alla Curia.

Ne trassero vantaggio alcune nobili famiglie come i Pignatelli che ottennero a loro volta alcuni feudi.
A Caserta veniva istituito il Parlamento Generale ed eletti i Giudici Annuali, mentre la Torre fu affidata in primo tempo al Conte di Avellino Bertrando Del Balzo e alla moglie Filippa, poi al Visconte Giovanni di Trembley e infine a Bertrando Artus, Giustiziere di Calabria e di Terra di Lavoro, nonché Signore di Ducenta e Manopello, insieme al senese Rinaldo Villano.
Nel perodo angioino si susseguirono alla Signoria di Caserta Baroni devoti alla casa regnante fino al 1295 quando la Contea fu concessa da Carlo II a Loffredo Gaetani, fratello di Bonifacio VIII, per espressa richiesta dello stesso Pontefice.
Alla morte di Bonifacio VIII nel 1303, i Gaetani furono costretti a vendere alcune terre fra cui Calvi, Vairano, Presenzano e Atina e il Conte Pietro, indebitatosi con il Conte di Telese Bartolomeo Siginulfo, vendette anche Caserta riservandosi il diritto di poterla riacquistare. Poiché però Pietro Caetani, approfittando della protezione del Pontefice, non aveva mai pagato al Re il censo che gli spettava, quando morì Bonifacio VIII, Carlo II gli ricusò il permesso di riacquistare Caserta.

Nel 1303 il Gaetani fu assassinato da sconosciuti e la contea di Caserta passò a Siginulfo Conte di Telese che la ampliò con altri feudi fra cui Montoro e la stessa Telese. In seguito anche Siginulfo fu messo al bando e la Contea così costituita passò ad un catalano, Diego della Ratta e da lui al figlio Francesco il quale, durante l’invasione di Luigi d’Ungheria, rimase fedele a Giovanna Iª d’Angiò e al marito Ludovico di Taranto.

Molto legato alla casa angioina, il Conte di Caserta combattè valorosamente anche senza risultati positivi, contro il Duca di Atene in Terra d’Otranto e, alla sua morte avvenuta nel 1359, fu molto rimpianto. Figura di grande rilievo fu anche il figlio, Antonio della Ratta, anch’egli partigiano della regina Giovanna e del Papa Innocenzo VI.
Nel 1376 fu uno dei Baroni incaricati di rilevare il quarto marito di Giovanna, Ottone di Brunswich, e fu inviato anche ad Avignone per scortare in Italia i Cardinali che avrebbero poi eletto l’anti-Papa Roberto di Ginevra col nome di Clemente VII. L’ultimo mandato che ricevette da Giovanna fu quello di recarsi in Francia per chiedere soccorsi contro Carlo di Durazzo, ma la sua missione fallì. Risulta essere deceduto nel 1382 ma non è dato accertare se il suo decesso avvenne in Francia o se riuscì a rientrare a Caserta.
Quando Terra di Lavoro fu invasa da Luigi d’Angiò, che insediò il suo comando proprio a Caserta, il figlio del defunto Conte Francesco della Ratta, potè riprendere il potere che gli spettava, ma essendosi allontanato per seguire l’angioino che combatteva in Puglia, i casertani, spinti dal suo stesso fratello Sandolo della Ratta, attaccarono armati di lance e balestre le truppe francesi rimaste di presidio e al grido di "Ratta, Ratta" riuscirono ad averne ragione.

Francesco intanto, ritornato a Caserta, al comando delle Compagnia bretone di Bernardo della Scala, punì gli infedeli, riprendendo saldamente il possesso dei suoi domini e fu anche nominato Gran Connestabile.

Il figlio Baldassarre, sotto Re Ladislao, ebbe la carica di Giustiziere di Terra d’Otranto ma, dopo l’ascesa di Giovanna IIª, finì col passare al partito favorevole a Luigi d’Angiò: la Regina, dapprima gli confiscò il feudo ma in seguito per intercessione di Muzio Attendolo Sforza, lo graziò e lo reintegrò nei suoi domini.
Dopo la morte di Luigi III d’Angiò nel 1434 e della Regina Giovanna nel 1435, Baldassarre, eletto Consigliere del Regno, giurò fedeltà al Re Renato che lo nominò Gran Camerario donandogli altri feudi. Dopo qualche tempo, vedendo la piega che prendeva il Regno, cercò di entrare nelle grazie di Alfonso d’Aragona.
Baldassarre continuò a tenersi in equilibrio fra aragonesi e angioini fino alla vittoria di Alfonso il quale, quando nel 1438 conquistò Arpaia, gli diede anche la Baronia di Cocentajno nel Regno di Valenza, ma fidandosi poco di questi, ne tenne in ostaggio il figlio fino alla sua entrata in Napoli.
Dopo la morte di Baldassarre della Ratta, la Contea passò alla moglie Maria di Capua fino a quando il figlio Giovanni fu designato da Re Alfonso ad assumere il titolo di Conte di Caserta. Varie vicende e successioni seguirono ancora nel dominio della Contea di Caserta.
Caterina Della Ratta, figlia del conte Francesco, sposò Cesare d’Aragona, figlio naturale di Ferrante, fedelissimo al Re, che si distinse in più di una battaglia, sia contro i Turchi che contro il Pricipato di Salerno. Con l’invasione del Regno da parte dell’esercito di Luigi XII la Contea di Caserta fu occupata dal Duca di Caiazzo e da altri usurpatori, ma Luigi XII integrò nel feudo Cesare e Caterina d’Aragona.


Nel 1505 moriva in Francia Cesare senza lasciare eredi ed il feudo di Caserta passò a Ferdinando De Andrada, ma avendo Caterina della Ratta sposato in seconde nozze il Duca d’Atri Andrea Matteo Acquaviva, Ferdinando il Cattolico le riassegnò la Contea di Caserta ordinando che in caso di sua premorienza senza eredi, la stessa Contea dovesse essere assegnata al Duca d’Acquaviva e che, se anch’egli fosse deceduto senza prole, doveva succedergli un suo nipote che avrebbe dovuto sposare un pronipote di Caterina della Ratta ed aggiungervi il suo cognome.
Con l’avvento di Carlo V la Contea di Caserta secondo le disposizioni contenute negli atti matrimoniali di Caterina della Ratta, la Contea di Caserta andò ad una nipote, Anna, che era andata sposa a Federico Gambacorta, la quale però dovette ricomprarla da Pedro de Toledo, che nel frattempo se ne era impossessato.
Succedettero poi nel governo della Contea di Caserta i discendenti di Anna Gambacorta e proprio in quel periodo si verifica il trasferimento dalla Vecchia Torre longobarda per dare vita alla città nuova di Caserta, la quale già nel 1775 è cinta di mura e bastioni. Nel 1842 anche la Sede Vescovile si trasferì da Caserta Vecchia nella Caserta attuale con ordinanza del Papa Gregorio XVI del 1° luglio 1841.
Il casertano e tutto l’entroterra affonda le sue radici nell’epoca preromana e molti centri del territorio di Terra di Lavoro nacquero su antichi nuclei preistorici, oschi o sanniti con influenze etrusche ed elleniche, di cui molti reperti e monumenti danno testimonianza della loro origine o trasformazione. Caserta Nuova intanto legava il proprio destino alla dinastia borbonica e alla costruzione della reggia di Caserta (di cui si tratterà ampiamente in altro capitolo).
Nel 1819 la nuova città di Caserta fu nominata capoluogo di provincia di Terra di Lavoro; provincia che fu soppressa poi nel 1927. Dal 1945 Caserta ridiventa capoluogo di provincia ma con un numero inferiore di comuni rispetto al passato ed inizia una fase di sviluppo agricolo, industriale e commerciale di grande rilievo.
La provincia di Caserta, ricca di monumenti e ritrovamenti archeologici, consente di sviluppare percorsi tustico-culturali di grande importanza; ma è soprattutto la Reggia di Caserta il punto di arrivo di turisti ed artisti da tutto il mondo per la gioia e il vanto di tutta la città.

Nota della Redazione di Info Turismo Italia
la sintesi storica qui pubblicata deriva da ricerca diretta su testi storici e bibliografici, ferma comunque ogni disponibilità per approfondimenti ed ampliamenti da parte di chi fosse direttamente interessato sia a livello personale che istituzionale. Per ogni rilievo o puntualizzazione si prega indirizzare a:



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